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“Fertility Day”, la campagna del Ministero della Salute

Una giornata dedicata alla sensibilizzazione al tema della fertilità e sul rischio della diminuzione delle nascite

“L’importanza del tema della salute riproduttiva, da un punto di vista sanitario ma anche sociale, non può essere messa in secondo piano da polemiche innescate da errori di comunicazione che ho peraltro riconosciuto e prontamente corretto, prendendo anche provvedimenti disciplinari nei confronti dei responsabili”. Così il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in occasione del question time alla Camera, rispondendo ad un’interrogazione in merito alle iniziative volte a sostenere la natalità, con particolare riferimento agli interventi di carattere economico e sociale e al potenziamento delle misure per la prevenzione e la cura dell’infertilità.

“Un’iniziativa, quella della giornata nazionale dedicata al tema della fertilità umana – ha proseguito Lorenzin – che si colloca nell’ambito delle azioni previste nel più ampio piano nazionale per la fertilità finalizzata ogni anno ad aumentare nella popolazione, soprattutto nei giovani, la conoscenza, purtroppo oggi molto deficitaria, come dimostrano anche recenti indagini del Censis, sulla propria salute riproduttiva; a fornire strumenti per la tutela della fertilità di uomini e donne attraverso la prevenzione, la diagnosi precoce e la cura delle malattie sessualmente trasmissibili che possono comprometterla, nonché a fornire giusti elementi di conoscenza sulle tecniche di procreazione medicalmente assistita, che ricordo abbiamo inserito nei nuovi Livelli essenziali di assistenza a titolo gratuito”. Ha aggiunto il Ministro: “Sono orgogliosa, quindi, di evidenziare che l’Italia su questi temi ha anticipato la stessa Organizzazione mondiale della sanità: proprio la scorsa settimana, infatti, e’ stata adottata la risoluzione del Comitato regionale europeo dell’Oms con cui i Paesi della regione europea si sono impegnati ad attuare il piano di azione per la salute sessuale e riproduttiva della popolazione”.

Lo scorso 22 settembre è stato avviato un dibattito “molto costruttivo sui temi della salute riproduttiva e dell’infertilità – ha sottolineato ancora Lorenzin – con i diversi attori coinvolti: dagli operatori sanitari alle associazioni di pazienti e alle società scientifiche, ai giovani, alle coppie, alle famiglie ma anche ai giornalisti e a coloro che si occupano di fare corretta informazione sanitaria. In occasione della Giornata nazionale della Fertilità abbiamo anche lanciato l’iniziativa delle società scientifiche di ginecologia, andrologia ed endocrinologia i cui associati, nel prossimo mese di ottobre, offriranno consulti gratuiti ai giovani uomini e donne tra i 18 e i 25 anni”. Ha continuato il Ministro: “Abbiamo divulgato l’inserimento di una patologia particolarmente invalidante quale l’endometriosi nei nuovi Lea come malattia cronica, abbiamo informato sui numerosi provvedimenti da tempo predisposti dal ministero della Salute e oggi all’esame delle altre amministrazioni o autorità statali, cito per tutti il Registro nazionale dei donatori di cellule riproduttive, volti ad assicurare che le tecniche di Pma vengano eseguite nel rispetto degli standard di sicurezza”.

Lorenzin ha quindi tenuto a sottolineare che il governo “in queste ore è impegnato non solo ad arricchire le misure a sostegno della famiglia, ma anche ad elaborare una strategia complessiva e trasversale che metta la famiglia al centro delle scelte strategiche e di politica socio-economica. Già nella nota di variazione del Def sono delineate ulteriori misure di sostegno alla famiglia quale, ad esempio, il potenziamento degli asilo nido. Dal Ministro Costa è stato altresì predisposto uno schema di testo unico della famiglia per porre fine alla frammentazione normativa e per dare dignità a quella legislativa”.

Si sta assistendo alla riduzione della fecondità, giunta a 1,35 figli per donna, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, complessivamente, l’infertilità riguarda circa il 15% delle coppie. Come dimostrano i dati Eurostat l’Italia registra un tasso di natalità tra i più bassi di Europa (1,37) e le mamme italiane risultano le più vecchie (30,7 anni).

Negli ultimi anni in Italia l’età media delle donne che hanno il primo figlio è 30,7 anni, la più alta d’Europa dove la media è invece 28,8. Seguita da Spagna (30,6 anni), Lussemburgo(30,2) e Grecia (30 anni) ma nel resto d’Europa le neomamme hanno meno di 30 anni. Le più giovani in Bulgaria (25,8), Romania (26,1), Lettonia (26,3), Estonia (26,6), Polonia (26,9), Lituania e Slovacchia (27). Sempre di più sono le madri over 40 (dal 3,1% al 6,2% nel 2012), anche per quanto riguarda il primo figlio dall’ 1,5% al 4%, mentre le madri fino a 24 anni sono diminuite dal 13 all’11,4%.

Nel 2014 Il tasso di natalità nelle regioni italiane vedono il Trentino-Alto Adige la Regione più prolifica del Paese (9,88 nati per 1.000 abitanti), seguiti da quelli della Lombardia (8,86 nati per 1.000 abitanti), Emilia-Romagna (8,56 nati per 1.000 abitanti) e Veneto (8,52 nati per 1.000 abitanti). Un livello che supera anche la Campania che invece nel 2014 ha registrato l’8,9 per mille, Le regioni col più basso livello di natalità sono la Liguria (6,9), la Sardegna (7,1), il Molise (7,2) la Basilicata (7,3).

La questione nascite, rimane un problema prioritario da risolvere, in quanto incide sulle politiche socio-sanitarie e su un’adeguata programmazione del sistema pensionistico e quindi sul mondo del lavoro. Come ha affermato nell’interrogazione Parlamentare alla Ministra Lorenzin l’On. vicentina Daniela Sbrollini Vicepresidente della XII Commissione Affari Sociali e Sanità.

Ma perché oggi non si fanno figli? In effetti la scelta di rimandare il momento della maternità/paternità è da rintracciarsi nell’instabile mondo del precariato. La disoccupazione giovanile secondo i dati Eurostat è del 37,9%. Se un giovane non riesce a rendersi economicamente indipendente dalla famigli di appartenenza come può progettare di costruirsene una tutta sua? I giovani raggiungono la piena autonomia molto tardi di conseguenza rinviano molte delle fasi evolutive. Finiscono gli studi tardi, entrano nel mercato del lavoro tardi, escono dalla famiglia tardi, rimandano la scelta di fare un figlio fino a trovarsi a ridosso di un’età in cui riuscirci è molto faticoso. Da qui il “problema” della fertilità, l’età è di per sé un rischio alla fertilità di una donna che trova il suo momento maggiormente “fertile” tra 25 e i 30 anni. Il calo di fertilità femminile è graduale e continuo, ma gli studi hanno dimostrato che vi sono due “età critiche”: quella intorno ai 32 anni e quella dopo i 37. Dunque è necessario dare ai giovani gli strumenti per costruirsi la propria identità e il proprio ruolo nel mondo. Essere adulti significa generare un Sé sociale, solo dopo aver raggiunto un equilibrio personale ci si sentirà in grado di generare figli e accudirli.

La maternità è oggetto di una profonda riflessione, un progetto che attende l’allinearsi di una serie di precondizioni indispensabili per garantire al nascituro un futuro sereno: opportunità temporali, sentimentali, lavorative, abitative, psicologiche. Progettare una famiglia oggi significa fare affidamento su più fonti di reddito, non si può più contare su un solo procacciatore di risorse. La sicurezza economica è una delle precondizioni necessarie per mettere al mondo figli. Ma la nostra società non agevola di certo questa decisione, vincolata a delle rigidità che non rispondono più alle esigenze reali. Ad esempio Il problema degli asili troppo pochi e troppo costosi con orari talvolta inconciliabili con quelli delle donne lavoratrici. Urge un piano di politiche di conciliazione tra lavoro domestico e di mercato, essenziali per rendere meno costoso l’accudire i figli per la donna.

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