Confcooperative in Lombardia: la cooperazione sociale commentata da Maria Grazia Campese
Oltre mille realtà, più di 70 mila lavoratori, quasi 2,5 miliardi di fatturato: questi sono i dati di Confcooperative Federsolidarietà Lombardia. La presidente Maria Grazia Campese afferma: «Non siamo una comunità profetica. Siamo l’esempio imprenditoriale per sviluppare un’economia non solo alternativa ma migliore per tutti.
Alcuni dati: 1.092 cooperative sociali, 58.164 soci, 72.658 lavoratori, quasi 2,5 miliardi di fatturato con un aumento del 33% in sei anni. Altri dati: 12 mila educatori nelle scuole, oltre 6.500 individui svantaggiati inseriti nel mondo del lavoro (sempre negli ultimi sei anni +24%). Il commento: «Non siamo un gruppo profetico di nicchia. I dati provengono da Confcooperative Federsolidarietà Lombardia. Il commento proviene da Maria Grazia Campese, che è recentemente diventata la nuova presidente. Un sistema che, tramite i servizi sociosanitari accreditati nella Regione, assicura tra l’altro il 30% dell’assistenza domiciliare integrata, il 32% delle strutture per persone con disabilità, il 20% degli hospice e il 15% delle RSA. Un elemento fondamentale del welfare lombardo. Anche se ci sono settori dove i margini di miglioramento sono ancora ampi.
Quali?
Il primo riguarda la salute mentale, la cui emergenza viene fuori nei tragici casi di cronaca che rivelano solo una parte del problema e sono segnalatori del vero disagio sottostante, ovvero la solitudine delle famiglie. Si tratta di un argomento che richiede una significativa riforma in un’ottica di reale efficacia. Il secondo ambito riguarda i giovani, in tutte le sue sfaccettature. Per i quali è assente, come nel caso del disagio mentale, una reale politica coerente e strategica di supporto e accompagnamento.
E perché manca?
Poiché i minorenni e le persone affette da disagio mentale non sono gruppi sociali che partecipano al voto, non ricevono l’attenzione della politica italiana. E per questa ragione, la cooperazione sociale può contribuire in modo significativo. Come del resto fa in tutti i comparti dei servizi sociali dove lo Stato è carente.
Con quali strumenti?
Il primo è la capacità di agire capillarmente. La cooperazione sociale si pratica ovunque, dalle grandi città alle remote zone montuose. Riguarda tutti gli ambiti, la fragilità, la famiglia, l’occupazione, l’alloggio, ecc ecc. In un momento in cui la polarizzazione e le disuguaglianze sono in aumento è un’imprescindibile stampella per lo Stato sociale. Il secondo è il dialogo che stiamo avendo con la Regione Lombardia per mettere a sistema, come si suol dire, le esperienze positive che esistono e che valorizzate e moltiplicate.
Bello a dirsi, ma è economicamente sostenibile?
Non è solo sostenibile; è economicamente vantaggioso per tutti. Siamo solidali, come afferma il nostro nome, e siamo presenti sul mercato. Prima di tutto, il mondo della cooperazione stesso deve attraversare un’ulteriore fase di maturazione e prendere coscienza del fatto che non è una realtà tappabuchi dove serve. Il che avviene comunque. Ma deve essere piuttosto considerato “un attore politico” che, a sua volta, propone un modello imprenditoriale con obiettivi alti, in grado di produrre bene comune. Tra questi inclusione lavorativa e impatto sociale.
Si chiamerebbe economia sociale, il Piano nazionale pareva partito in quarta in autunno: sparito dai radar
E lo abbiamo realizzato con due richieste provenienti dall’Europa. Approvare questo piano significa approvare un ecosistema al pari di altri settori. Ma verso questo si muove anche la Lombardia come sistema. Dei circa 320.000 addetti coinvolti nell’economia sociale lombarda, più di 200.000 lavorano nel mondo cooperativo. Nel report La Lombardia in Europa il settore Proximity and social economy è al quarto posto con 32,4 addetti ogni mille abitanti, appena sotto il turismo e sopra il Mobility transport automotive. Ci fa piacere ricordare che nell’ultimo convegno sul tema promosso dalla Fondazione Triulza, lo scorso 14 maggio, il vicepresidente regionale Marco Alparone ha annunciato che una volta attuato il piano nazionale, la Lombardia svilupperà un proprio piano socioeconomico regionale.
Come si concilia la parola solidarietà, che appunto avete nel nome, con questo tempo di muri?
Se c’è un tempo in cui c’è bisogno di cooperazione sociale è proprio questo. Come antidoto al metodo della sopraffazione e del sopruso. Per impedire che oltre a essere praticato venga pure legittimato. Ed oggi questo è il pericolo più grave.

