La fuga degli infermieri ed il reclutamento all’estero: il Sindacato delle Professioni Sanitarie Coina chiede investimenti
Il Sindacato delle Professioni Sanitarie Coina chiede investimenti nelle condizioni di lavoro e standard di qualità e sicurezza rigorosi. Dopo la Lombardia e la Campania, il Piemonte è ora il punto più avanzato della crisi sanitaria italiana in termini di carenza di medici. Risultano circa 6.000 infermieri non disponibili e 1.000 pensionamenti annuali. A questo numero già significativo si aggiungono le 6.000-7.000 infermieri italiani che ogni anno emigrano verso nazioni più attraenti. Numeri che non giustificano le scelte paradossali di governi locali. Questi ultimi cercano in Asia e nell’est europeo le soluzioni per tappare le falle del deficit” denuncia il Coina, Sindacato delle Professioni Sanitarie. In effetti, la Regione ha avviato una missione in Albania nelle scorse settimane (dopo quella in Uzbekistan). L’obiettivo è quello di identificare un bacino di circa 2.000 laureati all’anno provenienti da 13 facoltà infermieristiche.
La dichiarazione del segretario nazionale del Coina
Il segretario nazionale del Coina, Marco Ceccarelli, commenta: “È un paradosso evidente che formiamo professionisti che poi vanno via e li sostituiamo cercandoli all’estero.” È la dimostrazione che il sistema non ha più la capacità di mantenere e valorizzare le proprie risorse. Non abbiamo nulla contro gli albanesi o gli uzbeki, ma le difficoltà di comunicazione e la mancanza di familiarità con il nostro complesso sistema sanitario mettono a repentaglio i pazienti. In particolare quelli più vulnerabili, e i professionisti di casa nostra che devono supervisionare, soprattutto nei primi mesi, professionisti gettati letteralmente nella mischia. Sebbene il reclutamento internazionale sia una risposta immediata all’emergenza, non affronta le principali cause della fuga dei nostri professionisti. Le cause sono carichi di lavoro insostenibili, stipendi inadeguati al costo della vita e condizioni organizzative critiche. Il risultato è che non si risolve il problema, ma si sposta. Gli infermieri che sono già sotto pressione devono fornire cure e assistere i nuovi ingressi allo stesso tempo. Il carico non diminuisce, ma si sposta.
La sentenza numero 2941/2025 è stata un punto fermo su questo argomento. Il Tar Lombardia con questa sentenza definitiva, ha accolto il ricorso della FNOMCeO, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri. Quest’ultimo ha vietato il reclutamento di medici stranieri basato solo su riconoscimenti formali dei titoli. Invece, ha richiesto una verifica approfondita delle competenze a tutela della sicurezza delle cure e ha sottolineato l’importanza di controlli attitudinali, professionali. Secondo Ceccarelli ci troviamo in una battaglia giusta e necessaria. Tuttavia, perché gli infermieri non hanno la stessa situazione? Stiamo chiedendo un cambio di rotta immediatamente. Dobbiamo fermare la fuga, migliorare le condizioni di lavoro e stabilire rigorosi standard di qualità e sicurezza. È l’unico modo per evitare la rottura del sistema.

