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L’impresa sociale Mitiga raccontata in un libro

23 Feb 2026 | News

L’impresa sociale Mitiga raccontata in un libro: il risultato di un incontro tra un ex poliziotto ed un ex detenuto

«Il Ventunante la cella si apre lo stigma resta» è un progetto, un libro fotografico, una mostra e un convegno (tenutosi il 30 gennaio 2026 a Milano) che indaga le sfide del reinserimento sociale degli ex detenuti. Frutto dell’interazione tra un ex agente di polizia e un ex detenuto, il progetto si confronta con i pregiudizi che continuano a esistere anche dopo il completamento della pena.

Di seguito i punti principali del progetto:

  • Significato: Il titolo evidenzia che, sebbene la detenzione fisica giunga a termine (“la cella si apre”), il marchio sociale e il pregiudizio (“lo stigma”) persistono, ostacolando così la possibilità di redenzione della persona.
  • Origine: Questo progetto ha origine dall’incontro tra l’ex Ispettore M.M. e il detenuto V.D., rappresentando un percorso di testimonianza riguardo al valore della redenzione sociale e alle difficoltà concrete che si manifestano dopo il periodo di detenzione.
  • Obiettivo: L’intento è di promuovere un dibattito pubblico su giustizia, responsabilità e reinserimento, esortando la società a superare i preconcetti e a modificare il proprio atteggiamento verso gli altri.
  • Iniziativa: Il progetto è stato ufficialmente presentato a Milano il 30 gennaio 2026 presso Palazzo Reale, ed è sostenuto dalla Sottocommissione Carceri del Comune e da Mitiga.

Il progetto si configura come un’azione di advocacy che mira a riconsiderare i paradigmi culturali, promuovendo il riconoscimento della dignità umana come valore sociale fondamentale.

Il Libro

Si tratta di una fanzine, un piccolo libro che raccoglie foto e testi, interviste e memorie, tratte dal diario di un detenuto, che è lo spunto per tenere acceso il dibattito rispetto alla dimensione del carcere ed alle progettualità necessarie per una profonda riforma dello stesso. Cambiamenti indispensabili che richiederebbero riflessioni molto approfondite (per lo più autocritiche da parte di chi assume il ruolo di decisore pubblico) sul ruolo del sistema giudiziario e penitenziario e di come lo Stato, attraverso il sistema burocratico e normativo, voglia acquisire reale e concreta autorevolezza rispetto al suo ruolo di governo della vita delle persone.

La Storia

Il libro e la mostra derivano da un progetto biennale frutto dell’incontro tra un ex ispettore di Polizia e un ex detenuto. L’ex ispettore, Michele Maggi, una volta in pensione, intraprende la carriera di fotoreporter e decide di svolgere un’inchiesta sulle realtà lavorative collegate al mondo carcerario, evidenziando talvolta le speculazioni sulle persone private della libertà. Durante la sua esperienza nel carcere di Bollate, Maggi scopre Mitiga, la prima impresa fondata da detenuti per detenuti, una start-up sociale concepita per sostenere il loro reinserimento nel mercato del lavoro. La fondazione dell’impresa nel 2018 è opera di Vincenzo Di Cuonzo. L’incontro con il detenuto Di Cuonzo segna un cambiamento nell’orientamento della ricerca del fotoreporter. Vincenzo Di Cuonzo a 27 anni era stato condannato per narcotraffico. Fuggito in Spagna, era stato poi arrestato nel 2006 quando aveva già ricostruito la sua vita altrove. I due si sono conosciuti mentre Di Cuonzo era in regime di art.21. Il regime di art. 21 dell’Ordinamento Penitenziario (L. 354/1975) permette a detenuti e internati di lavorare all’esterno degli istituti penitenziari, favorendo il reinserimento sociale. Non è una misura alternativa, ma un beneficio concesso su proposta del direttore e approvazione del magistrato di sorveglianza, spesso senza scorta. Vincenzo usciva per lavorare durante il giorno e rientrava in carcere la sera. Poi è stato messo “in affidamento”, fuori dal carcere e con il solo obbligo di rimanere in casa dalle 23 alle 7. Ha creato Mitiga mentre era in carcere; la missione è quella di assistere i detenuti nel trovare un’occupazione e di superare lo stigma ed i pregiudizi che persistono anche dopo aver scontato la pena.

L’ex ispettore Maggi riesce a superare i pregiudizi. I due si vedono e diventano amici, e così iniziano il lavoro assieme per raccontare la storia del detenuto. Durante le uscite giornaliere dal carcere, il fotoreporter seguiva Vincenzo e documentando un quadro autentico delle reali difficoltà affrontate da una persona privata della libertà e testimoniando le sfide che chi vive in una condizione detentiva deve affrontare.

L’impresa Mitiga

L’impresa sociale Mitiga funge da agenzia interinale per i detenuti, e opera per sensibilizzare la società contro i pregiudizi nei confronti di coloro che hanno commesso reati, basandosi su un modello lavorativo etico e socialmente responsabile. L’impresa offre servizi (formazione, manodopera) ad altre imprese, creando opportunità lavorative sia all’interno che all’esterno del carcere. Propone percorsi di crescita e integrazione sociale tramite il lavoro, potenziando le capacità dei detenuti. Organizza corsi di formazione specificamente orientati alle necessità delle aziende e ai talenti dei detenuti. Si impegna, inoltre, a modificare la percezione sociale nei confronti dei detenuti, superando stereotipi e pregiudizi. In Italia, le persone in semi-libertà sono circa 1500. Di queste, oltre 600 si trovano a Bollate. Attualmente, circa 15 detenuti partecipano all’iniziativa. Nella zona tra Milano e Pavia, 8 di loro hanno conseguito un contratto a tempo indeterminato in vari settori, tra cui quello meccanico, elettrico e agroalimentare. Complessivamente, meno di 16 mila detenuti sono impiegati in lavori per il carcere. È importante notare che mentre il 70% di coloro che escono dal carcere ricade in comportamenti criminali, è evidente che tale percentuale diminuisce per chi ha svolto attività lavorative durante la detenzione.

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